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Incontro di formazione annuale Docenti 2018

In News by Istituto Santa Lucia Filippini

                                                  Incontro di formazione annuale Docenti

                                                                 Roma, 10 marzo 2018

 Nella sede dell’Istituto Pontificio delle Maestre Pie Filippini, via delle Fornaci, Roma, come tradizione ormai radicata da anni, docenti, provenienti da varie parti d’Italia, hanno potuto trascorrere una giornata di riflessione, guidati da Don Gaetano d’Agata.

Tema portante dell’incontro il seguente:

“L’ambiente scolastico e la corresponsabilità educativa”.

L’arte educativa è, a tutti gli effetti, sinonimo di orchestrazione, un insieme in cui tutti gli strumenti devono necessariamente allinearsi ed accordarsi, affinché la melodia sia un prodotto perfetto. Per ottenere ciò, è fondamentale spostare la nostra attenzione dal come al perchè; non interrogarsi sul come si lavora, piuttosto sul perché, sulle motivazioni che, giorno dopo giorno, spingono noi insegnanti ad andare avanti. Se non c’è una profonda motivazione, rischiamo di perderci, e, con noi, viene meno quell’armonia sopra descritta.

In tal senso, sono necessarie due premesse: la chiarezza e la condivisione: respirare l’identità cristiana, manifestarla chiaramente e condividerla, significa realizzare il progetto educativo alla luce di un valore aggiunto. Donare una cultura con una curva particolare è lo scopo centrale di tutti gli istituti cattolici. Una tale cultura, per crescere, ha bisogno di un ambiente ideale; essa è come una pianta, può sbocciare solo se inserita nel suo giusto habitat. Ecco perché il centro di tutto è l’ambiente scolastico, inteso non come l’insieme delle strutture, ma come orizzonte di appartenenza, di condiviso impegno educativo, per guardarsi negli occhi e poi guardare avanti verso traguardi comuni. L’ambiente deve essere reale, non fittizio; il corpo docenti deve battere all’unisono. Ognuno di noi deve poter trovare nei colleghi un senso di vita e far sì che la centralità delle persone diventi il cuore pulsante di questo ambiente. A seconda dei punti di vista, infatti, la scuola può essere intesa come azienda o come famiglia: è azienda se si fonda sulla legalità dei rapporti; è famiglia se è in grado di sviluppare la moralità dei rapporti, il sentire profondo. Il rischio sta proprio nell’errata interpretazione che le si dà. Intesa come azienda, essa diventa nient’altro che un parcheggio, tanto per i ragazzi, quanto per i docenti, un luogo in cui i valori non convergono e il rispetto dei ruoli e delle competenze non è garantito dal sentire unitario. È necessario creare una famiglia, un gruppo coeso e dialogante nell’incontro quotidiano e con le famiglie.

Educare è “l’arte del creare”, suggerire energie di vita, predisporsi all’ascolto e all’accoglienza dell’altro. Educare e Insegnare sono sinonimi: insegnare nel senso di “insignum”, lasciare il segno, far trovare ai ragazzi il segno di vita. Solo ciò che riusciamo a far amare rimane. Si insegna in quanto si educa, i due passaggi sono imprescindibili. È il noi che educa. Non basta essere bravi solisti, occorre formare una squadra solida che possa essere in grado di convergere verso gli alunni. Non basta sapere, bisogna saper comunicare. Il lavoro dialogante ha bisogno che tutto sia oleato, accarezzato dall’apprezzamento e dalla valorizzazione dell’impegno del singolo e di ogni settore.

La scuola, però, per realizzare tale progetto ha bisogno dell’appoggio delle famiglie, corresponsabili dell’insegnamento, primari gestori dei figli. Gli alunni non caricano lo zaino solo di libri, ma lo riempiono del proprio bagaglio familiare. La scuola non può sostituire i genitori. Essi devono collaborare alla formazione morale ed intellettuale delle generazioni future.

In conclusione, alla domanda: “É davvero possibile realizzare un’orchestrazione armoniosa?” possiamo rispondere sì solo in presenza del triangolo educativo, all’interno del quale tutte le forze in gioco, docenti, famiglie, alunni, devono trovare il proprio ruolo, per conservare la dignità del compito educativo.

Una voce rimane tale se non ha nulla da comunicare; il nostro scopo non è lasciare una voce, il nostro scopo è comunicare.

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